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Diario


6 marzo 2008

con la testa e con il cuore

Ricominciare con la testa e con il cuore vuol dire molte cose: significa fare un bilancio dei risultati prodotti e di quelli che non si è riusciti a realizzare, significa ripartire dai propri errori e lavorare il triplo per venirne a capo. le iniziative che stiamo mettendo in campo vogliono essere questo: un'occasione per prenderci il tempo di riflettere con onestà sul ciclo politico che si sta chiudendo e su cosa dobbiamo fare per riconquistare la fiducia perduta.

chi è stato presente martedì scorso alla mostra d'oltremare sa che non si è trattato di un momento retorico ma di un vero esame di coscienza collettiva dal quale sono emerse tutte le luci e le ombre di questi anni. sono convinto che per ricostruire un patto di fiducia con la Campania non ci sia altro modo che essere aperti e disposti al dialogo e anche alla critica.

ma questo da solo non basterebbe. bisogna costruire le condizioni per assicurare un futuro migliore alla nostra regione. e per farlo bisogna ricominciare da alcune cose fondamentali: l'apertura delle istituzioni attraverso l'istituzionalizzazione delle elezioni primarie e la costruzione di luoghi di selezione della classe politica dove lo scambio di idee e l'innovazione mentale vengano praticate tutte i giorni.

so che non è facile e non mi illudo ma sono anche convinto che abbiamo la forza per reagire.
in fin dei conti, sì, si può fare!!

Andrea




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14 febbraio 2008

grazie

Per me non sono stati giorni facili e voglio qui ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicino. Un pensiero particolare per lui e per quello che ha scritto. Grazie di cuore a tutti.

Andrea Cozzolino




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27 gennaio 2008

Le cose da fare

In questi pochi giorni si sono susseguiti due voti estremamente importanti: uno ha sancito la fine del governo Prodi e con esso la fine di un’esperienza politica e l’altro ha aperto una fase del tutto nuova del centrosinistra campano.

A livello nazionale il voto del Senato, al di là del risultato macroscopico, impone necessariamente il ripensamento di un modo di fare politica e cioè la tendenza, finora prevalente nel centrosinistra, a costituire alleanze pigliatutto intorno al moloc antiberlusconiano. Questo non è un male, perché significa che da ora in poi le alleanze dovranno costituirsi esclusivamente attorno a programmi solidi, snelli (mai più 280 pagine!), chiari e concordati, tali da consentire un’azione di governo non asfissiata da un eccesso di frantumazione. Un nuovo modo di concepire le alleanze di cui Il Partito Democratico dovrà farsi interprete e se riuscirà ad intraprendere seriamente questa strada, il sacrificio che viviamo adesso non sarà stato vano.
 
In Campania, allo stesso tempo, il voto di venerdì impone ugualmente un cambio di passo. Perché se è vero che la sfiducia al Presidente Bassolino è stata respinta, è vero anche che da tutte le forze politiche è stata chiesta l’apertura di una nuova fase di rilancio politico e programmatico. E personalmente, da dirigente del centrosinistra e da cittadino campano, sono convinto che sia indispensabile ristabilire il rapporto di fiducia tra il centrosinistra e la Campania, indiscutibilmente incrinato dagli errori che sono stati commessi. E sarà utile anche pensare al rinnovamento nel segno della discontinuità anche nella composizione dell'esecutivo, non solo regionale. Perché una cosa è chiara: in questa opera di ricostruzione nessuno può chiamarsi fuori, a nessun livello.

Per fare questo, la Campania avrà bisogno di tutto l’appoggio possibile da parte dei vertici del Pd nazionale, che fino ad ora è apparso troppo spesso distante quando non disinteressato alle vicende interne della regione. Un lusso che il Pd non può più permettersi.

La strada per la costruzione di un nuovo Patto di Fiducia con i cittadini campani non è semplice ma costituisce una sfida, una sfida vera, alla quale una classe dirigente degna di questo nome non può sottrarsi. Assieme rifonderemo il centrosinistra se saremo capaci du coniugare sapere e saper fare, unica strada per dare vita concretamente ad una svolta. Sono convinto che sia necessario fare questo percorso, farlo bene e soprattutto presto. Da parte mia l’impegno in questo senso sarà totale, perché sono convinto che questo centrosinistra può e deve ancora dare tanto ad una regione che, pur tra sbagli e errori, ha contribuito a far crescere.

E per iniziare, penso che sia necessario trovare i tempi e i modi giusti per riaprire un confronto sereno con i cittadini e riflettere su ciò che si è fatto e su quello che resta da fare. Per parte mia sto già lavorando a costruire un percorso di discussione e confronto che ci accompagni nei prossimi mesi e che veda coinvolti i vertici politici e i cittadini, i sindacati e gli imprenditori, l’università e le professioni.

Sono certo che non sarà un percorso agevole e tuttavia penso che sia la cosa giusta da fare. Io ce la metterò tutta.

Andrea Cozzolino

 


 




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22 gennaio 2008

Al lavoro per uscire dalla crisi

Venerdì la Giunta regionale ha approvato due provvedimenti sui quali abbiamo lavorato molto nei giorni precedenti: uno riguarda la tutela delle produzioni agro-alimentari e l’altro si rivolge alle aziende perché facciano la loro parte per uscire dalla crisi dei rifiuti.

Sul primo punto abbiamo deciso di intensificare ancora i controlli di garanzia sulle nostre produzioni, coinvolgendo, oltre che l’Osservatorio Regionale sulla Sicurezza Alimentare (ORSA) e l’Istituto Zooprofilattico, anche l’Assessorato alla Sanità. L’obiettivo che ci poniamo è quello di migliorare i sistemi di etichettatura e tracciabilità attraverso il coinvolgimento di enti terzi e indipendenti che rilascino un “bollino blu” alle produzioni dop della Campania.

Sul piano rifiuti invece, il provvedimento ha l’obiettivo di incentivare la raccolta differenziata e sostenere tutti i processi di riuso degli scarti. In particolare abbiamo previsto:

  • riduzione della produzione di rifiuti provenienti dalle imprese che consistono in imballaggi, prodotti a perdere e materiali non smaltibili attraverso un intervento sul sistema di packaging definito con norme e accordi volontari tra la regione, gli enti locali e le rappresentanze del mondo produttivo.
  • concessione di incentivi ai Comuni e ai Consorzi di Comuni che realizzano piattaforme integrate di compostaggio dove trasformare la frazione umida dei rifiuti in concime e produrre energia elettrica.
  • concessione di incentivi a tutte le imprese che effettuano investimenti sul proprio ciclo dei rifiuti riducendo la massa di quelli potenzialmente inquinanti e per le imprese che producono energia da fonti rinnovabili.
  • concessione di incentivi alle aziende agricole che si dotano di compostiere in cui smaltire i rifiuti organici e ottenere fertilizzante naturale.

Infine, per sostenere questi sforzi abbiamo previsto l’elaborazione e la realizzazione di una campagna di comunicazione e sensibilizzazione che si rivolga sia alle aziende sia ai consumatori.

Le cose da fare sono ancora molte, ma credo che la direzione sia quella giusta.

Andrea Cozzolino




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17 gennaio 2008

L'altra faccia della crisi

Anzitutto lasciate che mi scusi per l’assenza ma quello che è successo in queste ultime due settimane mi ha tenuto lontano dal blog e dentro la crisi. L’emergenza rifiuti sta creando serissimi problemi all’economia campana e specialmente alle produzioni agroalimentari. Questo è uno degli aspetti in assoluto più preoccupanti di una crisi gravissima che ha già provocato danni all’immagine di Napoli e della Campania.

In questi giorni il boicottaggio internazionale dei nostri prodotti ha provocato perdite economiche a tutti i produttori e allevatori campani. Senza alcuna vera ragione, alcuni negozi del Nord Italia hanno addirittura cominciato ad esporre cartelli per tranquillizzare la clientela, assicurando l’assenza di prodotti campani sui propri banchi.

Dico senza alcuna ragione perché si tratta di un’emergenza assolutamente priva di riscontri fattuali. I nostri prodotti sono sani e controllati. Abbiamo istituito un Osservatorio Regionale sulla sicurezza dei prodotti alimentari che è un modello per l’intera Europa e che affianca l’Istituto Zooprofilattico nell’effettuare rilevazioni continue sui nostri prodotti. Tra i due istituti in Campania si effettuano circa 1000 controlli al giorno e la percentuale di test positivi, che mostrano tracce di inquinamento, è bassissima (circa lo 0,1%).

Senza contare un dato ovvio e facilmente riscontrabile: la crisi dei rifiuti ha investito le aree urbane, cioè quelle in cui l’agricoltura non è praticata per ovvi motivi. Questo non rende la crisi meno grave, è evidente, ma toglie almeno il dubbio sulla salubrità dei nostri prodotti.

In più, in questi anni la collaborazione interistituzionale e con le forze dell’ordine, i Nas in particolare, ha contribuito enormemente a rafforzare la lotta contro le contraffazioni alimentari che provocano danni ingenti ai nostri agricoltori e allevatori onesti.

Tutte queste cose è fondamentale che la gente le sappia, perché il pregiudizio non accentui i contorni di una crisi che è già abbastanza grave da sola. Se il nostro sistema produttivo agroalimentare (non credo ci sia bisogno di ricordare che è uno dei settori principali della nostra economia) verrà messo in ginocchio le conseguenze saranno ancora più pesanti.

Questo è il motivo per il quale stamattina sono stato ospite di Uno Mattina assieme ad alcuni esponenti del mondo scientifico che hanno confermato le mie parole. Si tratta di una campagna di verità che ho intenzione di portare avanti nelle prossime settimane e nel quale spenderò tutte le mie energie.

Nonostante tutto, queste sono cose su cui non si può perdere un attimo.

Andrea Cozzolino




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21 dicembre 2007

Il lavoro è una cultura

La sicurezza sul lavoro ormai è una drammatica emergenza in questo paese e Prodi e il Presidente Napolitano lo hanno detto molto bene in questi giorni, con parole misurate e chiare che hanno fatto da contraltare alle solite reazioni demagogiche di alcuni.

Il fatto è che la sicurezza sul lavoro non è solo una questione di norme, che ci sono, e di controlli, che invece sono pochi, ma è soprattutto un fatto di cultura o meglio della sua assenza. Un’assenza che colpisce anzitutto i soggetti più esposti al rischio, gli operai, praticamente rimossi dall’immaginario collettivo legato al lavoro. La tuta blu non è più di moda e allora via la tuta e via chi la indossa. Niente più libri, sporadici i dibattiti, nessuna trasmissione tv che affronti regolarmente l’argomento.

Un’opera di rimozione culturale nella quale sia la sinistra che il sindacato hanno delle precise responsabilità, la maggiore delle quali è stata confinare il lavoro all’interno della discussione su mercato e competitività, dimenticando la sua dimensione giornaliera e il rischio che da questa ne deriva. Un problema di prospettiva che in realtà investe tanto gli imprenditori quanto i lavoratori stessi, i primi dimenticando costantemente che la sicurezza dei lavoratori non è un corollario del fatturato ma la dimensione essenziale della civiltà imprenditoriale, i secondi indulgendo sui propri diritti per spuntare aumenti e benefit.

È una questione culturale ed etica prima ancora che economica e legislativa. E non servono a nulla “giri di vite” e “tolleranza zero”. A meno che non si pensi che qualche titolo di giornale e la commozione legata a fatti traumatici bastino a cambiare le cose. Io non lo credo.

Credo invece che sia arrivato il momento di reintrodurre la cultura della sicurezza tra le voci fondamentali dell’impresa e del lavoro. E cominciamo dai manager delle aziende private, quelle dove si consumano i peggiori incidenti, ormai abituati ad occuparsi solo di cifre e rendimenti. Ha pienamente ragione Luciano Gallino (la Repubblica del 7 dicembre) quando si chiede “che cosa ci stanno a fare tutti costoro, voglio dire, se alla fin dei conti non riescono a elaborare e a mettere in pratica una cultura di impresa che sappia combinare buoni fatturati e solidi bilanci con una organizzazione del lavoro e della produzione che non rechi con sé ogni giorno, quale fosse un fenomeno di natura, una scia smisurata di lutti e sofferenze”.

Bene, allora faccio una proposta: istituiamo corsi specifici di sicurezza aziendale all’interno del ciclo di studi delle Facoltà di Economia delle nostre università. La Regione e il mio Assessorato sono disposte a collaborare. Quante università in Campania sono disposte a raccogliere questa offerta?

Ma è necessario anche agire sull’opinione pubblica diffusa perché passata l’emergenza non torni a dimenticare. Un momento collettivo di riflessione e celebrazione potrebbe essere uno strumento utile a tenere viva l’attenzione. Faccio una proposta anche su questo: l’Italia inserisca il Workers Memorial Day nel suo calendario ufficiale. Si tratta di una ricorrenza annuale stabilita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che è parte dell’ONU, e che ogni 28 aprile celebra la cultura della sicurezza sul lavoro ricordando quanti hanno perso la vita o sono rimasti feriti. Al momento sono più di cento i paesi nel mondo che hanno inserito questa ricorrenza nel proprio calendario e ogni anno organizzano eventi e manifestazioni.

Il 28 aprile come completamento del 1 maggio, come giorno a cui prepararsi organizzando già da ora dibattiti, seminari, incontri e manifestazioni. A cominciare da qui, da Napoli, da quel Mezzogiorno dove il lavoro è un’emergenza e dove la sicurezza rischia di passare per un lusso.

Andrea Cozzolino




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8 dicembre 2007

In ricordo degli operai di Torino

 



MORTE SUL LAVORO

Un grido,
un tonfo
e giù
dal sesto piano.

Sull’asfalto
si spezza un’esistenza,
miseramente, così
com’è vissuta.

In breve, attorno al corpo esamine,
si forma un cerchio
di uomini
con le mani che sanno
quanto sia duro
mettere pietra su pietra
dal primo respiro dell’alba
alla morte del sole.

Ecco
l’urlo di una sirena
ed i presenti, attoniti,
muti, guardando la scena,
i
mpallidiscono;
un pensiero comune
in ognuno di loro;
poteva succedere a me!

Stasera
Sei bimbi ed una donna
Attenderanno inutilmente
Un viso adusto, sofferto ed amato.

L’acqua non potrà bastare
a cancellare le macchie di sangue
dall’asfalto.

Domani i colleghi manovali
continueranno l’opera.
La fine di un uomo
non può interrompere
l’avvio di un’impresa,
domani quell’uomo
resterà solo un nome, una vittima.

Stasera
sul treno che porta alla provincia
la massa attiva
d
el lavoro in città
un posto sarà vuoto.

Per un’illusione di vita
stasera un lavoratore
ha trovato nella morte la sua realtà.


Luciano Somma, poeta napoletano




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23 novembre 2007

Basta sprecare occasioni

Lasciare da parte i vecchi riti. L’ho già detto ma credo sia giusto ripeterlo. Soprattutto oggi, alla vigilia delle assemblee provinciali che domani nomineranno i rispettivi coordinatori. Quello che è successo all’assemblea regionale non deve, non può ripetersi.

In queste ore invece i segnali sono preoccupanti. In particolar modo a Napoli, dove tutto lascia pensare che si stia partendo con il piede sbagliato e a farne le spese è una delle militanti e dirigenti politiche più valide che abbiamo, Angela Cortese. Una persona che da anni si occupa con grande serietà di un tema centrale come la scuola, un fronte caldo in Campania, e che in più si è sottoposta al giudizio degli elettori delle primarie risultando addirittura la più votata in città. Una donna che si è messa al servizio del partito ricevendone in cambio accuse e veti. Non è questo il modo di fare battaglia politica. Il confronto deve essere trasparente e di merito e non può scivolare continuamente in camarille personalistiche.

Basta sprecare occasioni. Ché di questo passo non ci sarà più nulla da sprecare.

Andrea




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16 novembre 2007

Nuovi assetti e vecchi riti

La prima riunione del Pd campano ha mostrato segni evidenti di incertezza. L’indeterminazione ha portato al caos e ha chiuso ogni spazio di dibattito sul merito del nuovo partito e del suo contributo alla Campania.

Io non c’ero per ragioni di salute, ma a detta di tutti sembrava di stare in trincea tra insulti, claque organizzate e urla. Su tutto dominava un linguaggio aspro, quasi truculento, e un’irritazione che ha seriamente compromesso l’agibilità democratica della giornata. Il fatto che abbiano tolto la parola ad una ragazza che stava intervenendo ne è la triste testimonianza. Ma così non può continuare, è già troppo.

Tutto questo è successo perché non si è colto il cambiamento che è intervenuto nella forma partito e nelle relazioni tra le sue componenti con l’introduzione del sistema delle primarie. È una cosa che io ritengo fondamentale per dare un’anima a quell’innovazione che tanti invocano.

Partiamo da un semplice presupposto: le primarie vanno rispettate. Sono un momento di democrazia diretta che chiama in causa la cittadinanza tutta, abbattendo il recinto tra militanti e società civile. Questo significa che la sovranità nella scelta appartiene non più solo agli apparati ma ad un corpo più ampio e articolato, difficilmente collocabile entro definizioni classiche. In questo senso le primarie recuperano il senso più profondo della democrazia partecipativa.

Ora, è evidente che, una volta che ci si rimette al giudizio popolare, non se ne possono ignorare né tanto meno stravolgere i risultati: la maggioranza sancita dalle urne ha non solo il diritto ma anche il dovere di esercitare il suo mandato e la minoranza ha il diritto e il dovere di esercitare un controllo di merito, producendo politica per diventare a sua volta maggioranza.

Veltroni ha interpretato egregiamente questo cambiamento e ha fatto esattamente quello che era suo dovere fare: scegliere autonomamente i suoi collaboratori e dare immediata concretezza alla linea sulla quale era stato eletto. Nuova politica significa anche questo.

In Campania, è evidente, la situazione è più complessa. Il fronte veltroniano, compatto sull’elezione nazionale, si è invece diviso su quello regionale, generando una situazione oggettivamente delicata. Nonostante questo però, a livello regionale le primarie hanno indicato una maggioranza sufficientemente netta da eleggere un segretario. C’è da chiedersi, allora, perché la maggioranza non abbia voluto interpretare il suo ruolo fino in fondo e fare quello che era in suo potere fare: scegliere in completa autonomia. I problemi che sono sorti per l’elezione del presidente del consiglio si potevano evitare se la maggioranza avesse avocato a sé, come era legittimo, la scelta.

A livello provinciale la situazione è diversa ed estremamente più complicata perché in alcune province le primarie ci hanno consegnato un risultato sul filo di lana e una maggioranza a cavallo del 50%. In una situazione come questa, ci sono solo due strade possibili: tentare la via dell’autosufficienza oppure cercare un accordo. Nel primo caso ci si espone, è inevitabile, a tensioni continue e si genera una situazione di perenne stress all’interno e all’esterno del partito. Secondo me questa è la soluzione peggiore.

L’altra strada è quella dell’accordo tra le componenti. Là dove le primarie non consegnano un risultato netto, rispettare la volontà dell’elettore significa anche questo. Il problema è capire come si arriva a trovare un accordo che produce soluzioni alte.

A mio modo di vedere è necessario soprattutto evitare che la legittima ricerca di un accordo si tramuti nella vecchia prassi della mediazione sottobanco. Quello che serve cioè è trasparenza. E allora, che le discussioni avvengano in pubblico, che ognuno dica la propria fino in fondo e si disponga ad ascoltare con rispetto le proposte degli altri. Si inizi con l’individuare una serie di criteri qualificanti che descrivano il miglior profilo possibile, senza secondi fini o retropensieri. E poi, con serenità si vaglino tutte le personalità a disposizione e si faccia una scelta. È fondamentale la disposizione con la quale si affronta questo processo ed è fondamentale sapere che il conflitto non esiste in sé ma solo nella mente di chi lo anima.

L’occasione per iniziare un percorso nuovo c’è, è a portata di mano. Basta non sprecarla.

Andrea




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9 novembre 2007

Pronti a partire

Domani si terrà la prima riunione del Partito Democratico della Campania. È un’occasione importante per tracciare fin da subito la direzione che il partito prenderà. C’è da augurarsi che le difficoltà che abbiamo incontrato durante le primarie vengano superate e le asperità personali messe definitivamente da parte.

Il partito che domani inizia il percorso dovrà essere nuovo, davvero nuovo, e capace di stupire. Nella forma anzitutto, aprendosi a modalità nuove di adesione e di partecipazione. L’obiettivo è garantire a tutti la possibilità di dare concretezza al proprio impegno e alla propria militanza civile, costruendo un partito aperto e accogliente, capace anche di stare al passo con i tempi della vita quotidiana.

Penso ad un partito-arcipelago, capace di contaminarsi e farsi contaminare. Un partito fatto non solo di sezioni ma anche associazioni, fondazioni, centri di ricerca e osservatori. Una rete che consenta a tutti non solo di dialogare ma di contribuire a disegnare la linea politica del partito stesso. Una rete fatta di soggetti capaci di studiare, elaborare, fare pressione, proporre. Qualcosa che assomiglia ad un brainstorming permanente.

E poi grandi convention programmatiche che periodicamente facciano il punto sui temi dell’attualità politica regionale, facendo sintesi di tutti gli stimoli e le idee emersi. Un momento di genesi creativa in cui il Partito aggiorni il suo bagaglio programmatico, acquisendo nuovi obiettivi e linee di azione. Un Partito che faccia della battaglia sui contenuti la sua unica missione, rinnovando la natura e la prassi del rapporto tra partiti e istituzioni.

Un partito fondato sulle primarie, con una classe dirigente abituata a misurarsi sul territorio e slegata da logiche verticistiche e prassi cooptative. Questo significa non solo fare dell’elezione diretta iI metodo per scegliere dirigenti e candidati, ma anche fare della trasparenza e della partecipazione l’anima culturale del partito stesso.

Iniziare una battaglia politica e parlamentare per rendere le primarie obbligatorie per legge sarebbe il segnale giusto in questa direzione. Significherebbe continuare il percorso di rinnovamento del sistema politico italiano, iniziato con la nascita del Pd, e condurlo verso nuove mete. Sarebbe una rivoluzione. Che parte da noi e che noi regaliamo all’Italia.

E mi piacerebbe che fosse il Pd campano, per primo, a raccogliere questa sfida, a discuterla e, se vorrà, a farla propria. Sono convinto che da qui, dalla terra più creativa e vitale del paese, può partire una sfida politica e culturale capace di dare un nuovo volto alla politica italiana.

A cominciare da domani.

Andrea




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